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giocando e ricordando, la palla era il cerchio di botte, il ramo d'olivo il fucile e la spada, il sapore quello dei gelsi, l'odore quello forte dei gatti in amore, della pozzolana secca che si alza nell'aria e di quella bagnata che si appiccica sotto i sandali con quattro buchi. Le sudate senza senso, senza penso, senza sesso. Le estati galoppano, io le colgo sempre tardi, mi colgono prima loro, a volte di sorpresa, a volte in piena faccia come uno schiaffo di punizione, a volte come la magia di un amore inaspettato ma necessario, quasi voluto e quasi dovuto, di fronte a tutto il cosmo che sembra piegarsi su di noi per abbracciarci.
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bella rega', buttamise a Ladispoli...
- pe me piove!
- Ah Sirvano... mavvaffanculo !!!
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come come ??? mhmmhhmmm...
l'arte della biennale. nella sua essenza massima.
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